NON DIRE UNA PAROLA

Baby K ft. Ana Mena

Ci solleviamo da terra seguendo le venature nodose del vecchio pavimento di legno. lentamente scopriamo l’anta di un armadio aperto.

Quella che sembra la divisa di un soldato (o abito classico da uomo) danza penzolante appesa ad una gruccia di filo di ferro arrugginito, avviluppata nelle fiamme.

Non Dire Una Parola è un film che condensa un look nostalgico ad un’atmosfera dai contorni sfumati.

I toni, seppur accoglienti e corposi, non avranno un feel estivo. In un contesto che tende difatti ad un autunno inoltrato, il calore sarà dato dal bagliore di luci diegetiche (lanterne, camino, abat jour)

 

potremmo essere nella Sicilia degli anni 50 così come nel New Mexico di oggi. Non è dato saperlo. Quello che traspare è sicuramente un’estetica ricercata che combina elementi del folklore popolare sud italiano\latineggiante ad un’eleganza dal sapore quasi anni 20\30. Il risultato è un film dalla marcata impronta visiva che ha un gusto per una drammaticità nel beauty e nello Stylist senza mai sfociare nel period piece in costume.

UNO

 

Baby K avanza sul palchetto sgangherato di un locale di paese.

Si accendono le luci e lei avvicina le labbra al microfono rugginoso.

Inizia a cantare - solo un chitarrista sullo sfondo.

Gli spettatori sono un gruppo di uomini ubriachi ma stranamente ritti sulle sedie. Come bambini a scuola all’ora della preghiera. Ipnotizzati.

Tra di loro alcuni soldati in divisa.

In fondo alla stanza una donna fuma e guarda la scena con sguardo di ghiaccio.

Un’altra donna anche lei algida è lì di fianco e guarda con occhi di odio. Le due si bisbigliano all’orecchio commenti di disprezzo.

Ana Mena : Sullo stesso palco, stesa. I capelli scendono lungo i gradini. 

Delle gocce d'acqua cadono dal soffitto e le si fermano sulla guancia, poi scivolano lungo il viso e si fermano nell'incavo della clavicola. 

DUE

Immaginiamo che la performance di Baby K nel locale sia finita e lei sia nella sua camera da letto ora.

Ana Mena le aiuta a togliersi il copri abito. poi esce dalla stanza. 

Si scioglie i capelli, si bagna i polsi, si toglie quei pochi gioielli che aveva.

In un bagno angusto verdognolo.

Apre i rubinetti della vasca ma non entra.

 

Playback performance di Baby K che continua a cantare mentre l’acqua strabocca dalla vasca e allaga il pavimento.

dice.

Ana Mena ferma al piano di sotto guarda il soffitto. E' come se l'acqua straripasse dal bagno e si infilasse tra le travi. Lei tiene le mani concave "a ciotolina" e gocce d'acuqa le cadono tra le dita.

 

TRE

Dalla camera da letto si apre una porta verso una stanza completamente vuota,

 

Al centro della parete un armadio di legno con una divisa appesa all’interno, sembra la reliquia di un santo.

Un televisore che riproduce le immagini di un amato ossidato nelle pieghe del tempo.

Baby K è in ginocchio in adorazione nel suo tempio privato. Si allunga verso lo schermo e accarezza il volto dietro il vetro.

Playback.

QUATTRO

Baby K sale a bordo di una vecchia auto bianca e fugge via.

Corre per una stradina sterrata. I vetri abbassati ed il vento tra i capelli. Poi frena di botto e scende.

OUTRO

Seguiamo l’acqua straripata dalla vasca che scivola sul pavimento di legno.

Raggiunge l’armadio aperto fino a sfiorare L’abito in fiamme.

Buio.

Extra Playback                                                       

Baby K è circondata dalle donne del paese.

La macchina da presa leggermente rialzata.

 

Lei guarda in macchina e performa. Le donne la guardano in cagnesco, le urlano addosso denigrandola, la indicano. Lei noncurante continua.

Questo playback verrà riproposto anche per Ana Mena con leggero cambio di set-up. 

 

 

THANK YOU

GIANLUIGI CARELLA

WORLDWIDE Representation for directing:

Nicholas Berglund

rick@nicholasberglund.com
+420 603 251 444 

US Representation for editing: Ali Webb

Forager Collective

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